Ragusa, la Provincia del lavoro ben fatto. Un Preside (anche sindaco) è riuscito a valorizzare l’alternanza scuola lavoro

enzo-giannone-preside-800x500_cLa provincia di Ragusa può vantare un patrimonio che non comprende solo i beni materiali costituiti da opere d’arte, monumenti, chiese, mare, ma anche quei beni immateriali diffusi, come la laboriosità degli abitanti, le tradizioni, l’elevato livello culturale e la straordinaria propensione alla solidarietà. Grazie anche ad una scuola, il Q. Cataudella di Scicli, che da tempo è indicata come riferimento di buone prassi al livello nazionale. Una cultura non può che nascere da un gusto per la vita come apertura alla bellezza, che si manifesta nello stupore davanti ad una splendida architettura come ad una pietanza gustosa, ad una commovente poesia, come ad una bella musica. In questo mondo in cui si ha l’impressione che l’unica molla in grado di muovere l’uomo sia il denaro e il lavoro inteso come mezzo per arricchirsi, mi capita sempre più spesso di fermarmi a guardare i muri a secco della Provincia di Ragusa. Questi muri, assieme agli alberi di carrubbo, sono protagonisti di paesaggi “mozzafiato” che rendono unico questo territorio. Rimango incantato al pensiero che a tenere quelle pietre legate (anche per secoli) non è il cemento, la malta o un collante innovativo, ma il lavoro ben fatto. Il muro a secco, infatti, è un particolare tipo di muro costruito con pietre di varia forma e dimensione opportunamente incastrate. Immagino uomini intenti a “scolpire” quelle pietre, una per una, a intaccarle con precisione per consentire di rimanere unite per sempre. Si può fare un lavoro così non certo per denaro o ricompense varie. A muovere quegli uomini è stata (e in alcuni casi è ancora) la consapevolezza di voler comunicare la bellezza che diventa ricchezza, la cultura che crea sviluppo, la storia che diventa futuro. Questo miracolo nasce in una terra straordinaria che è riuscita a fare della sua marginalità geografica un punto di forza, creando un luogo unico in cui “coltivare” il gusto del lavoro ben fatto. Un posto “magico” dove è possibile comprendere cosa vuol dire lavoro ben fatto, guardando i muri a secco. Scriveva Charles Péguy, a proposito del lavoro, che un tempo gli operai non erano servi. Lavoravano. Coltivavano un onore, assoluto, come si addice a un onore. La gamba di una sedia doveva essere ben fatta. Era naturale, era inteso. Era un primato. Non occorreva che fosse ben fatta per il salario o in modo proporzionale al salario. Non doveva essere ben fatta per il padrone, né per gli intenditori, né per i clienti del padrone. Doveva essere ben fatta per sé, in sé, nella sua stessa natura. Esigevano che quella gamba fosse ben fatta. E ogni parte della sedia che non si vedeva era lavorata con la medesima perfezione delle parti che si vedevano. Secondo lo stesso principio con cui costruivano le cattedrali. Non si trattava di essere visti o di non essere visti. Era il lavoro in sé che doveva essere ben fatto. Ancora oggi, in questa straordinaria Provincia è possibile trovare esperienze di lavoro così realizzate. Una scuola, un preside, un docente (anche sacerdote), un esperto di restauro, alunni motivati e insegnanti appassionati, hanno dato vita ad un progetto unico in Italia: avviare un cantiere di restauro dentro una chiesa. Protagonisti i ragazzi, alunni del Cataudela di Scicli (Rg). Questa scuola, guidata dal preside Enzo Giannone (Che riesce benissimo a coniugare la sua intensa attività di amministratore con quella di dirigente scolastico) ancora una volta, ha dimostrato di riuscire ad affrontare sfide ambiziose. Il risultato è stato quello di “declinare” quanto previsto dalla L.107/2015 (nota come Buona Scuola) in attività importanti e utili al territorio. “Ridare vita”, è il titolo scelto per il progetto appena concluso (almeno nella parte relativa al restauro) all’interno della chiesa della Consolazione di Scicli. Ragazzi e ragazze di 17 anni, seguiti dal dott. Luciano Bombeccari, restauratore di fama nazionale, hanno “fatto rinascere” preziose tele e originali sculture. Due gli elementi straordinari: il luogo e la gratuità. Le attività sono state realizzate dentro una chiesa. Dietro l’impresa non ci sono state aziende che hanno utilizzato lavoratori, non ci sono stati finanziatori o filantropi vari, ma persone che hanno offerto il loro tempo, le loro passioni, le loro competenze. Cosa ha reso possibile generare “ricchezza” per il territorio: economica, culturale e relazionale? La passione per la bellezza! E’ stato stimato che il valore economico delle operare restaurate è pari a 49.000 euro. Non è quantificabile, invece, l’immenso valore generato dal punto di vista culturale. Questa esperienza può diventare un modello per le scuole italiane, declinando nei singoli territori le attività del progetto. Ma il risultato più importante potrebbe essere quello di dar vita ad una nuova comunità economica in grado di comprendere, quanto già ipotizzato dai pensatori francescani e rilanciato da economisti come Stefano Zamagni e Luigino Bruni, che le cose valgono in base alla loro scarsità e la gratuità non è associata a un prezzo nullo (gratis) ma a un prezzo infinito. Certi valori non si possono monetizzare, «Sarebbe come dire: quanto vale il coraggio di un preside (sindaco)? Oppure che valore ha la vocazione di un sacerdote? Quanto vale l’esperienza della gratuità per un gruppo di ragazzi? Siamo circondati dalla gratuità. La bellezza delle città, dei palazzi e delle chiese che abitiamo senza averle costruite. Ma in un mondo stracolmo di gratuità – sottolinea Luigino Bruni – gli esseri umani non riescono a resistere alla tentazione di costruire sistemi idolatrici e quindi senza gratuità, dove ogni cosa ha il suo prezzo. Lo vediamo nei nuovi templi del dio-consumo, lo vediamo nel culto meritocratico delle imprese, che non è altro che una riedizione degli antichi sacrifici pagani. A Scicli, grazie a questa esperienza, è stato possibile sperimentare la novità più rilevante dell’enciclica Caritas in veritate, che la reciprocità e la gratuità sono principi fondativi anche per l’economia e per il mercato. E non solo per le scuole, per il mercato non profit, per il volontariato o l’economia sociale, ma per l’intera vita economica ordinaria, dalle banche alle imprese multinazionali.
alternanza
Franco Portelli