L’avidità di faccendieri e speculatori

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Dal campo alla tavola il prezzo aumenta anche dieci volte. Pochi centesimi il chilo vanno a chi produce, il resto è destinato a trasformarsi in ricchi utili per operatori senza scrupoli travestiti da intermediari, grossisti, autotrasportatori che approfittano del proprio potere contrattuale per sottopagare il raccolto, che altrimenti finirebbe per marcire nei campi. Il problema è dei produttori, che sono presi per il collo, ma anche dei consumatori che si trovano a pagare frutta e verdura molto più del necessario. I responsabili non sono solo gli speculatori ma, in molti casi, inconsapevolmente, anche i consumatori. Quando acquistiamo un prodotto dell’agricoltura condividiamo una storia. Una storia fatta di lavoro, di sacrifici, di relazioni, di amore per la terra. In troppi casi però si tratta di una storia triste di “sfruttamento”, di lavoro non ricompensato, di sudore speso invano. Sono le otto di mattina, Giuseppe è un produttore  agricolo che ha portato al mercato settanta casse di pomodori. La faccia è di quelle vissute, lo sguardo è deluso, scuote la cenere dalla sigaretta e, con un dialetto marcato, ripete: «A che cosa è servito lavorare così tanto? Perché umiliarci in

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