Cataudella di Scicli: quello che le classifiche non dicono

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In questi giorni girano strane classifiche sulle scuole, rilanciate da alcuni giornali che sostengono di conoscere i migliori e i peggiori istituti della provincia. Non mancano gli “esperti” in materia che rilanciano sui vari “social” questi dati, intensificando questa attività negli ultimi giorni di campagna elettorale, sottolineando che il Cataudella di Scicli è in fondo alle classifiche. Di quali classifiche si parla? Che cosa prendono in considerazione? Chi si preoccupa di realizzare queste ricerche? Ai tanti, impegnati a “gettare fango” sulla scuola di Scicli, poco importa di capire cosa si nasconde dietro queste classifiche e, soprattutto, verificare l’attendibilità di chi li realizza. Poco importa se la stessa scuola ha ottenuto numerosissimi riconoscimenti e il dirigente che la guida è indicato come uno tra i migliori a livello regionale. Ho provato a fare qualche ricerca ed ho scoperto che a “regalare” questo lavoro è la Fondazione Agnelli che, attraverso Eduscopio.it, ha passato al setaccio da Nord a Sud, Licei, istituiti tecnici e professionali, mettendo a confronto la qualità (secondo il loro punto di vista) delle scuole superiori, città per città, attraverso due criteri: successi universitari e sbocchi lavorativi. Come docente e genitore trovo queste classifiche approssimative e mi chiedo cosa determina la “qualità” di una scuola e se ci sia qualcosa di più da valutare oltre alla performatività degli allievi. Il Cataudella, com’è noto, opera in una realtà complicata. Ci sono troppe famiglie in cui non è possibile far studiare i figli all’università, perché le condizioni economiche non lo consentono. Ci sono inoltre molti giovani preparati che, conseguito il diploma, non riescono a trovare lavoro perché la realtà di Scicli non è la stessa di quella di Torino o Milano. Ci sono tanti alunni, con differenti abilità, che frequentano con entusiasmo proprio questa scuola, perché è attuata pienamente l’integrazione scolastica e l’inclusione. Ci sono diversi minori stranieri accolti e aiutati. Forse queste condizioni particolari non interessano la Fondazione Agnelli,

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il fine di Eduscopio sembrerebbe quello di stilare una classifica, giudicando i migliori e i peggiori attraverso due semplici indicatori. Per fortuna chi si occupa di scuola comprende bene che per misurare la qualità dell’insegnamento occorrono ben altri parametri e soprattutto ben altri esperti. L’articolo 3 della Costituzione non parla di valorizzare le eccellenze – che è l’obiettivo della Fondazione Agnelli –, ma di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Al Cataudella di Scicli, ho potuto sperimentare e apprendere che l’insegnamento è anche “vocazione”, relazione costruttiva con i ragazzi. Ogni alunno, guardandoci ci chiede di essere aiutato a “camminare” verso ciò per cui vale la pena vivere. Non importa se è lì ad apprendere economia, diritto, italiano, matematica o religione. La domanda è sempre quella e la risposta va cercata all’interno della proposta contenuta in ciascun insegnamento. L’emergenza educativa, che c’è ed è un problema, non credo abbia a che fare con i parametri seguiti dalla Fondazione Agnelli. Vivere l’insegnamento – ho potuto sperimentare al Cataudella di Scicli – con questa consapevolezza consente di realizzare una “relazione piena”, “dono” per quell’istante in cui ho sentito il mio destino (di insegnante) identico al tuo (di alunno), in cui ci siamo incontrati, ci siamo riconosciuti anche senza dircelo, ci siamo voluti bene e abbiamo fatto un “pezzo di strada” assieme. Franco Portelli

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